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Melvin Jones

Anche Genova rende grazie al Lions Clubs International intitolando i giardini antistanti il Liceo Classico Andrea d’Oria a Melvin Jones, storico fondatore della più grande Associazione di service al mondo.
Alla presenza del Governatore Distrettuale del Lions, Aldo Vaccarone, il Sindaco di Genova Marta Vincenzi e l’Assessore Comunale Paolo Veardo hanno presenziato alla Cerimonia che ha visto la partecipazione entusiastica dei Lions genovesi e la collaborazione fattiva del Municipio VIII-Medio Levante.
È proprio il Presidente del Municipio, Pasquale Ottonello, a chiarire il significato dell’evento, in quanto parlare di Melvin Jones, se apparentemente potrebbe sembrare semplice, in realtà è molto complesso, in quanto la sua figura si fonda totalmente con il Lions Clubs International.
Nato nel 1879 e deceduto nel 1961, figlio di un capitano dell’esercito statunitense, Melvin Jones intraprenderà una carriera imprenditoriale in campo assicurativo che ben presto, visti i successi, lo porterà a far parte del Business Circle, un ristretto gruppo di uomini d’affari che si dedicavano a promuovere il benessere finanziario dei propri soci: da  questa esperienza, paradossalmente, arriverà l’idea totalmente opposta che pervaderà Melvin Jones: -perché, invece, non stimolare queste persone che hanno avuto tanto successo nella propria vita, ad usare i propri talenti per il benessere dell’umanità?-. Da questa idea, apparentemente semplice ma in realtà geniale e veramente capace di trasformare le coscienze, nel 1917 nasceranno i Lions Clubs International, dei club NON di carattere sociale e nei quali ai soci non sarà permesso di promuovere i propri interessi.
Questa caratteristica tutta tesa al bene comune, i Lions, divenuti ben presto un’Associazione conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo,la manterranno sempre: non è un caso, evidenzia il Presidente Ottonello, se il loro motto sarà “We Serveâ€, “Noi serviamoâ€. E cosa servono i Lions?: la patria, il mondo, l’umanità, in poche parole: gli altri.
Del resto, il termine Lions, cioè  Liberty  Libertà
      Intelligence  Intelligenza
      Our   (della) Nostra
      Nation’s  Nazione
      Safety  Sicurezza

Libertà e Intelligenza al servizio della nostra Nazione, ci porta comunque al di là di un interesse particolare ed egoistico, per innalzarci nella sfera di quella ricerca del “bene comune†che da sempre ha animato i lions; del resto, nel momento in cui il lionismo proclama di ricercare la libertà, l’intelligenza e la sicurezza (o il servizio) per la propria Nazione, la Nazione che si profila davanti a noi non è solo quella, concreta ma limitata, della patria in cui viviamo, ma l’intera nazione umana, al di là dei confini della razza, della pelle, della religione: così, da sempre, il lionismo, nello spirito di Melvin Jones, ha interpretato questo concetto.
È questa luce, quindi, che possiamo comprendere correttamente gli scopi dell’Associazione:
• creare e stimolare la comprensione fra i popoli;
• promuovere i principi di buon governo e di buona cittadinanza;
• interessarsi attivamente al benessere della comunità;
• favorire le persone interessate a servire la comunità senza scopo personale di lucro.
Ma se non vorranno essere una’Associazione di beneficenza, intendendo rimanere, e giustamente, un’organizzazione di service, per Ottonello non  possiamo non ricordare le molteplici attività che in tutto il mondo e qui Italia, nel Distretto 108, hanno visto i lions profondere idee, tempo, spirito di volontariato e denaro.
 Ecco, allora, la forza delle idee del lionismo spingere il contrasto alla droga ed alla violenza, realizzare programmi di assistenza internazionale, operare nel campo dell’handicap, agire concretamente nei paesi in via di sviluppo e, soprattutto, la lotta alla cecità che, qua da noi, vede in prima fila quella Banca degli Occhi strenuamente voluta da quanti hanno saputo dare concretamente e fattivamente seguito a un’intuizione che, senza il loro impegno, sarebbe rimasta solo una dichiarazione d’intenti.
 Ecco: tutto questo è Melvin Jones, per il lionismo e le opere del lionismo sono Melvin Jones e noi, ora, ha concluso Ottonello, siamo qui per dire grazie a chi ha saputo realizzare tutto questo.

Glauco Berrettoni
Vice Presidente ed Assessore Municipio VIII-Medio Levante

MENTRE A BAVARI SI ASPETTA LA TRAGEDIA...

Riportiamo fedelmente ciò che ha scritto e denunciato Andrea Cevasco sulla pericolosa situazione di una zona di Bavari (Genova-Valbisagno). Non credo occorra nessun commento da parte della nostra redazione se non quello di rimarcare l'inefficienza delle nostre istituzioni. Tutte!!!

Ci sono cose che, a volte, non vorresti sapere e non vorresti vedere.
Sfido chiunque di noi a dormire sonni tranquilli, quando si viene a conoscenza di situazioni del genere. Situazioni sancite per giunta, dal posizionamento di cartello stradale con il triangolo di pericolo, affisso dal Comune di Genova settore protezione civile e pubblica incolumità.
Il cartello reca la scritta: Frana di Bavari – Via Induno. Norme di comportamento da adottare in caso di evento franoso in atto. Sotto nove consigli a cura e spese del Comune di Genova.
L’area eufemisticamente chiamata Bavari – Via Induno sul cartello, per precisione, ricomprende Via Oroboni Via Induno e località Stallo. Alcuni abitanti mi hanno contattato, esasperati, dall’inerzia dell’ amministrazione pubblica. Hanno paura e vivono con l’incubo di subire passivamente, una tragedia annunciata. Annunciata anche nel cartello posto in essere dalla stessa Amministrazione Comunale. La frana è reale e in continuo movimento, l’abbassamento del terreno e le spaccature di muri di contenimento, lo spostamento di scale, e altro manifestamente lo attestano.( le foto allegate ne sono la riprova). Hanno scritto alla protezione civile, volevano chiamare anche striscia la notizia. In data 11 Gennaio 2010 l’Assessore Mario Margini in una sua nota di risposta a una lettera del 02 Ottobre 2009, riconfermava che l’area ricompresa tra Via Oroboni Via Induno e lo Stallo sono parte di un progetto di sistemazione idrogeologica facente capo alla delibera della Giunta Comunale n. 657 del 04 Ottobre 2007. Inoltre precisa che “ in questi giorni è in fase di approvazione una parte del progetto definitivo, riguardante la parte più a valle dello Stallo fino al torrente Sturla, a cui seguirà il provvedimento del Settore Attuazione Piani di Bacino che darà il via alla gara di appalto e alla successiva realizzazione dei lavori nei primi mesi del prossimo annoâ€.
Si precisa che nelle aree soggette a frana sono presenti numerosi nuclei abitativi. E che dal lontano 2007 ad oggi il Comune di Genova nulla ha fatto per mettere in sicurezza la zona e i suoi abitanti. Anzi a detta dell’Assessore Margini nulla farà fino a Gennaio 2011 e anche allora la zona soggetta ad intervento non interesserà la Via Oroboni e la Via Induno ma solo la parte più a valle della frazione Stallo. Ritengo quindi doveroso denunciare questo caso all’opinione pubblica , onde non rendermi omertoso davanti a una possibile tragedia.

IL MANAMAN DEI GENOVESI

Questa parola dal sapore vagamente arabo ma anche sudamericano, vuol dire tutto e niente ,e per questa ragione è perfetta per chi,come il genovese,non vuole compromettersi e raccontare troppo di sè.
Già il suono onomatopeico dà l'idea di un mix di prudenza e preoccupazione per un avvenimento o un problema da affrontare con estrema attenzione o meglio ancora,da non affrontare affatto.Una specie di "apriti sesamo" per esorcizzare il timore che ha costantemente frenato nel genovese ogni tipo di iniziativa imprenditoriale,economica o sociale.piccola o grande che fosse.
Dovrei cambiare lavoro,ma manaman...ovvero caso mai dovesse succedere che...
Qualche esempio?
"Varrebbe la pena di investire in quelle azioni,ma manaman...è meglio che iu soldi me li metta in tasca"
"Vorrei sposare quella ragazza,ma manaman...tutto sommato mi conviene di più restare scapolo"
Quando un genovese pronuncia la parola manaman è più no che sì,ma se cercate di capirci di più o di ottenere una risposta definitiva,sappiate che potrebbe anche essere più si' che no.

-di Roby Carletta

WALTER PILLONI SOGNA LA GENOVA ELETTRICA

Abbiamo presentato Walter Pilloni come imprenditore dell'anno.  Perché è l'unico che guarda al futuro. Sogna una Genova elettrica per combattere l'inquinamento e al tempo stesso far risparmiare. Tutto il mondo si sta adeguando ai motori ecocompatibili. E Genova che grazie a questo imprenditore illuminato potrebbe diventare la capitale della nuova frontiera del trasporto urbano è ancora al palo. Per colpa della miopia della politica di casa nostra.
Che non ha il coraggio di investire nelle nuove teologie:
Walter Pilloni è un fiume in piena. Anche perché pensa che solo con l'aiuto dei media i genovesi possano venire a sapere del programma Ecocommission che proietterebbe anche la nostra città verso il futuro. Recentemente si è rivolto anche alla televisione e ha spiegato tutto nella bella trasmissione "Presa diretta". Per più di un'ora ha fatto conoscere la sua azienda, che ha voluto far rimanere ancorata a Sestri Ponente,anche se lui ,ormai,è cittadino del mondo.
"Sto lavorando a Dubai ,dove il petrolio costa meno di 29 centesimi al litro - racconta Pilloni - per la realizzazione di una città ad emissione di Co2 pari a zero. Loro guardano al futuro,noi non ce la facciamo.
Ho incontrato gli assessori Paolo Pissarello e Simone Farello. Sono stato ricevuto anche dal sindaco Marta Vincenzi. Sembra di parlare ai sordi. Sarei anche disponibile a montare a spesa della mia società le colonnine per il rifornimento di energia elettrica ma i nostri amministratori non ci sentono.
Eppure sono riuscito a sviluppare programmi del genere in città amministrate vdal centro-sinistra come Modena e Firenze".. A Genova niente".
Quando Pilloni espone il suo programma a Genova lo guardano come se fosse un alieno,come se parlasse di fantascienza. Eppure tutto il mondo si sta ormai
adeguando:
"Amsterdam - racconta,ha iniziato da poco,eppure vanta già più di 200 colonnine. Ma anche in Italia molte citta’ sono avanti. Firenze ha ben 140 colonnine. Roma ha addirittura fatto una mappa per i possessori di veicoli elettrici, nella mappa sono ben indicati tutti i punti di ricarica. Il Comune di Milano offre 1.300 euro a chi rottama un veicolo a motore e ne compra uno elettrico, Firenze 700 euro, Modena 500 euro,la Regione Lazio 800 euro.
Inoltre i veicoli elettrici,grazie alla legge 11 del 27-03-91 sono esentati dal bollo. E per un accordo tra le varie compagnie assicurative, pagano la metà del costo delle polizze.
Ma per capire che non è impossibile sognare una città diversa,realmente ecosostenibile,occorre un grande salto culturale. E il contributo dei media sarebbe fondamentale".
Per cambiare il volto di Genova,per eliminare l'inquinamento , basterebbe
poco:
" Siccome non tutti - spiega ancora Walter Pilloni - non possono permettersi di ricaricare questi mezzi utilizzando la corrente del proprio box o della propria casa,,occorre di dotare la città di apposite colonnine di rifornimento.. La maggior parte degli scooter e delle auto che noi vorremmo commercializzare, hanno quindi bisogno di colonnine per la ricarica elettrica. E queste colonnine dovrebbero sorgere per strada come le stazioni di rifornimento dei veicoli tradizionali. Ma di colonnine a Genova non ce ne sono e ,ovviamente, questo scoraggia una domanda potenzialmente molto alta. La mia azienda ha la capacità di soddisfare questo che vi è un bisogno reale. I genovesi sarebbero ben felici  di spendere meno soldi per la benzina e di muoversi con mezzi silenziosi ,comodi e quasi immuni da usura e manutenzioni. E la città ci guadagnerebbe abbattendo l'inquinamento atmosferico e acustico.".
Per trasformarsi ,per guardare al futuro, per tornare a essere una città vivibile,dovrebbe fare quello che stanno già facendo altre città:
1-incentivare il ricorso all'acquisto di questi nuovi mezzi a impatto zero.
2-promuovere la cultura della mobilità sostenibile alla quale Walter Pilloni sta concorrendo con il programma  Ecocommission 3 - investire nella costruzione,per nulla dispendiosa,di colonnine per il "rifornimento di energia.
Grazie a Walter Pilloni, Genova avrebbe potuto essere la prima in Italia.
Invece probabilmente sarà l'ultima.



di Elio Domeniconi

ASSEMBLEA CONSIGLIARE DEL IV MUNICIPIO DELLA VALBISAGNO

Si è svolto martedì alle 9 del mattino, un consiglio municipale per illustrare gli obiettivi del PUC (piano urbanistico comunale) e lo viluppo urbanistico del territorio: una inutile assemblea costata alle casse comunali circa 2000 euro, volta solo per scambiarsi gli auguri natalizi e rinviare, ancora una volta, i seri problemi urbanistici della Valbisagno.
Una vallata seriamente vietata agli handicappati i cui problemi, pur essendo sotto gli occhi di tutti, continuano a rimbalzare (fra l’indifferenza) da un tavolo all’altro dei politici che governano. Le lamentele su tali problemi continuano ininterrottamente e sempre più accese, lamentele che riguardano il disastroso degrado dei marciapiedi della Valbisagno che non permettono alle sfortunate persone costrette a muoversi in carrozzella.
Un grave situazione soprattutto nella media Valbisagno dove, fra Prato e Gavette, quei pochi marciapiedi che esistono risultano i più malandati, talmente pericolosi e impercorribili, che costringono la maggior parte della gente a camminare lungo il ciglio della strada, fatto che visti i numerosi investimenti di pedoni anche nelle ultime settimane, lascia alquanto perplessi.

marciapiedi-impossibili

Auto in doppia fila o selvaggiamente parcheggiate sui marciapiedi poi, rendono ancora più pericolosa la situazione e a farne le spese sono soprattutto mamme coi bimbi sul carrozzino e persone anziane, costrette ad effettuare autentiche gimcane tra auto, pezzi di marciapiede e cantieri aperti un po qua un po la. Come Mauro, costretto sulla sedia a rotelle ma con la fortuna (pensava lui...) di avere un motore elettrico che le permettesse di percorrere tranquillamente e senza fatica quasi un chilometro al giorno per recarsi da casa sua al circolo dove passa la giornata a vedere giocare a bocce, un tragitto che nonostante la modesta velocità del mezzo dovrebbe percorrere al massimo in 15 minuti: ma lui ne impiega almeno 60. “Anche se qualche tratto di marciapiede potrebbe essere percorribile, spiega l’uomo, non esistono le discese al termine dei marciapiedi, un continuo e faticoso saliscendi che mi costringe a camminare lungo la strada con auto, camion e mezzi pubblici che mi sfiorano di continuoâ€.

TUTTI-I-GIORNI-IN-MEZZO-ALLA-STRADA

Una meta da raggiungere la quale, se vuol continuare a far vita sociale, Mauro è costretto: “E si, puntualizza nervoso, mi piacerebbe anche leggere ma la biblioteca comunale Campanella di via Struppa ha numerose barriere e nessun addetto è disposto a rompersi la schiena per portare me e la carrozzella lungo almeno 50 gradiniâ€.
Stesso problema della signora Milena che abita a Molassana, anch’essa costretta sulla carrozzina e vittima della negligenza altrui e istituzionale, anche li i marciapiedi sono impercorribili e il colmo lo si raggiunge nei pressi del nuovissimo ufficio postale che si trova proprio davanti la sede del municipio, un comodo e funzionale ufficio aperto al pubblico ma non ai portatori di handicap infatti, la porta speciale d’ingresso per i disabili esiste ed è fornita di pedana ma è impossibile accedervi perchè, ammesso di trovare qualcuno di passaggio che suoni il campanello, a quel punto da mesi esce una impiegata con la solita desolante ma obbligata risposta: “Mi spiace ma le macchine parcheggiate e l’altezza del gradino non permettono la salita sul marciapiede!â€.
Basterebbe non parcheggiare sulle strisce e abbassare lo scalino di 15 centimetri oppure il buon senso dei politici che entrano ed escono dal Municipio e che sono perfettamente a conoscenza del problema. Sono pochi i consiglieri che da mesi si battono per mettere in risalto la grave situazione e tra questi spiccano Giuseppe Russo del centro sinistra il quale, in merito al problema, ha scritto una lettera aperta alla nostra redazione.

Francesco Guzzardi
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